Ridisegnare le città: grandi, medie, piccole.
un contributo di Donato Limone
Perchè ridisegnare le città?
Perchè lo richiedono i cambiamenti sociali, culturali, economici: profondi cambiamenti verso le società dell’informazione, le società digitali, le società sostenibili; verso nuovi rapporti tra burocrazie e cittadini; verso sistemi politici trasparenti, partecipati, semplificati, essenziali; verso una cultura dei dati di qualità;verso nuove forme di mobilità; verso nuovi sistemi di servizi sociali. Le città come centri di innovazione e sperimentazione; le città come nuove forme di vicinato; le città come nuovi mercati; le città per i giovani; le città per le donne; le città per gli anziani. Le città come espressione di nuove culture.
Le città come scommesse sul futuro.
Ridisegnare le città. Con le norme vigenti? con le burocrazie attuali? Norme stratificate e spesso formate per superare vincoli urbanistici, del paesaggio. Burocrazie scarsamente trasparenti, per niente semplificate, con dirigenti e dipendenti con scarsa formazione e aggiornamento, con età”avanzata”. Burocrazia che non opera anche nella logica della sostenibilità.
Ridisegnare le città. E’ stato fatto in epoche antiche, nel nostro periodo storico dei comuni e del rinascimento. Le città sono state disegnate considerando tutte le esigenze dei cittadini e degli abitanti.
Ma la politica oggi è in grado di disegnare o ridisegnare le città? Date una occhiata ai livelli culturali e alla preparazione degli amministratori pubblici per avere una idea di impreparazione, incapacità a governare.
Ridisegnare le città significa quindi preparare i nuovi decisori pubblici sul governo e la programmazione delle città. Chi sceglie i decisori pubblici oggi? Come? I partiti hanno capacità di scelta? Chi forma i decisori pubblici? Come si devono formare?
Mi fermo: ridisegnare le città è un compito sociale oltre che politico immane ma sarà necessario avviare almeno una riflessione su questo tema. Inizieremo prossimamente con nostre considerazioni e proposte.